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Le inchieste di NANDO SANVITO: CICLISMO, IL CASO SKY

Team Sky/ Tra Viagra e ruotebomba il colosso si scopre fragile. E il sindacato…

Altro che Sagan, Gaviria e MilanoSanremo!
Il potente team Sky, i rivali se li è scoperti in casa in questo marzo horribilis, cominciato con la fronda interna di alcuni ciclisti di peso della squadra, che avrebbero voluto le dimissioni del boss Dave Brailsford, guru non solo di Sky ma artefice riconosciuto del successo internazionale del ciclismo britannico: 101 medaglie olimpiche e paraolimpiche tra Pechino, Londra e Rio. Tale era il prestigio dell’uomo, che fino a questa estate le Aziende si contendevano le sue lezioni di leadership al management a suon di assegni da 30.000 euro a botta.
Un monumento che l’opinione pubblica britannica ora invece vuol buttare giù dal piedistallo dopo le figuracce rimediate nelle audizioni che una commissione parlamentare di inchiesta ha riservato ai dirigenti del team Sky e della Federciclo, specie quelle che dovevano chiarire il misterioso contenuto di una busta imbottita fatta arrivare a Wiggins alla fine del Giro del Delfinato 2011: un semplice farmaco anticatarro, la tesi Sky.
Inevasa la domanda su come mai un fluimucil, reperibile a meno di 3 ore d’auto presso il fornitore di Yverdon, abbia avuto bisogno invece di essere portato via aerea da un funzionario dalla sede federale di Manchester in Francia e destinato a un ciclista, che guarda caso aveva reiterate esenzioni terapeutiche per farsi iniezioni di corticosteroidi… per di più su indicazione di un medico (Richard Freeman) che qualche giorno fa ha detto ai membri del Parlamento londinese “Non vi posso aiutare perché nel 2014 in Grecia mi hanno rubato il computer dove c’era il registro medico di Sky…”. Nel frattempo il Daily Mail rivelava che Sky ha testato il Viagra nella preparazione in altura per vedere se poteva dare benefici alle prestazioni.
Logico che in una situazione simile il leader di Sky Chris Froome (3 Tour in bacheca), da anni impegnato a scrollarsi di dosso i sospetti di doping, si sia rifiutato la scorsa settimana di sottoscrivere una pubblica dichiarazione di appoggio al boss Brailsford, costringendo Sky a interrompere l’iniziativa: mancavano le firme di 10 dei 28 membri della squadra.
Tra gli ammutinati, gente come Stannard, Kiryienka, Landa.
Dopo una settimana di fortissime pressioni, alla fine Froome ha dovuto tamponare lo smacco con una lettera pubblica contenente parole di stima per il boss, sottolineando nel contempo però che lo stesso Brailsford aveva riconosciuto gli errori fatti e augurandosi non si ripetano in futuro. Un compromesso per chi avrebbe preferito un gesto forte che allentasse la pressione mediatica sulla squadra, alle prese inoltre con un altro danno di immagine, quello della cronosquadre d’apertura della TirrenoAdriatico, dove in diretta TV una ruota anteriore a tre razze in carbonio è collassata esplodendo a pezzi e facendo ruzzolare a terra Moscon a 62 km/h.
Si è poi scoperto che anche quelle dei suoi compagni di squadra Landa e Rosa avevano avuto problemi col risultato di compromettere le ambizioni di classifica di Geraint Thomas.
Perché le ruote a tre razze della Shimano si siano sbriciolate o deformate non è dato sapere.

Difettose? Il direttore tecnico di Sky lo ha escluso.

Danneggiate durante il trasporto? In un comunicato l’Azienda giapponese – dopo aver fatto vanto di “controlli di qualità molto accurati” si è limitata a dire che quelle stesse ruote ( “sul mercato dal 2014”) erano montate dalla BMC che ha vinto quella tappa.

Un modo di dire che quelle ruote non erano allora dei prototipi sviluppati di comune accordo tra Sky e gli ingegneri della Pro? Quelli di Shimano lasciano forse intendere che possa esserci stata manipolazione unilaterale da parte dei meccanici di Sky? Comunicato criptico e ambiguo.

Resta il fatto che è stato proprio uno stizzito Thomas a rivelare il danno delle ruote danneggiate e sfuggite alle telecamere, preoccupato – al pari dei compagni – che sperimentazioni sempre più audaci finiscano per danneggiare la sicurezza di chi pedala.

Già! Ma allora sarebbe il caso che facessero pressioni sul sindacato (ACP) e sulla UCI affinchè si arrivi all’obbligo di omologare anche le bici da cronometro come avviene per le bici da strada.
In tema di sicurezza infatti non tutto gira attorno ai soli freni a disco!
E quando si tratta di alzare la voce, in fondo quelli di Sky e gli altri sanno bene come farsi ascoltare. Alla scorsa Vuelta ad esempio i mugugni del gruppo contro gli organizzatori per la durezza del tracciato furono ben interpretati dalla squadra Sky fino alla provocazione di finire tutti (ad eccezione di Froome) fuori tempo massimo (insieme ad altri 86…) alla fine della tappa di Formigal.

Tutti ripescati dalla Giuria, of course!

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