SLIDE Centro Culturale Acqualagna

DALLA LITURGIA VISSUTA UNA TESTIMONIANZA

Cronaca dell’incontro

La presentazione del libro “Dalla liturgia vissuta: una testimonianza” che si è tenuta sabato 18 marzo a Pesaro è nata da alcuni amici che, richiamati dalla lettura del testo a una dimensione nuova della liturgia, hanno voluto proporlo alla città. Così due centri culturali, “E. Mounier” di Acqualagna e “Cittò Ideale” di Pesaro, hanno invitato mons. Francesco Braschi. Il suo racconto è stato soprattutto l’emergere di una esperienza personale, la testimonianza di ciò che è accaduto nella vita di un sacerdote quando ha incontrato una sottolineatura particolare di ciò che sembrava già saputo e posseduto….. La liturgia, appunto, innanzi tutto quella della messa. Nella vita di giovane sacerdote Braschi si trova di fronte ad un tremendo presupposto: se non la rendi attraente tu, la messa non interessa a nessuno. Questa è un’opinione di molti, anche di tanti fedeli, e bisogna dirselo, proprio come atto di carità. Cosa sottolinea invece don Giussani? Che il soggetto della liturgia è Cristo che opera. Dire questo è tornare alle origini del cristianesimo. Del resto anche Benedetto XVI dice che partecipazione attiva non vuol dire che tutti devono avere qualcosa da fare, come accade oggi, che si ha a volte la percezione che si vada a messa solo per esibire le proprie credenziali, il proprio ruolo, all’interno della parrocchia. Bisogna darsi da fare per rendere più “bella” una cosa che bella non è. Braschi ricorda che Benedetto XVI dice anche che Aazione è il nome che nell’antichità si dà alla preghiera. Il momento della messa infatti è quello in cui ci si dice che il principio della vita cristiana è che uno mi dona il significato della realtà, senza bisogno che io la riempia dei miei significati. Dal libro emerge che la liturgia non è più un gesto da compiere, ma un gesto profondo dell’animo. È quello che avviene quando io sono reso consapevole di quello che fa Dio.
Molti gli interventi dal pubblico, alcuni sottolineano che ciò da cui si rimane colpiti è la bellezza del gesto o del tempo liturgico a cui partecipiamo, tanto che, come racconta Marika, si può essere spinti ad entrare in una chiesa colpiti da un canto e decidere di accostarsi ai sacramenti e rimanere per sempre in una storia incontrata… Altri richiedono anche un aiuto a comprendere il rapporto tra noi e la liturgia: essa, sottolinea Braschi , è il paradigma della vita cristiana, non siamo noi che la dobbiamo creare, ma dobbiamo guardarla come l’avvenimento più significativo della nostra giornata, della nostra vita. Come quando ci si perde e, dice Antonio, si accende il navigatore: vorrei arrivare alla meta, ma senza una strada che mi viene indicata e che posso percorrere, senza qualcuno che mi “centra”, non vado da nessuna parte.
(Centro Culturale Città Ideale)

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