Ciao Ovidio

Non poteva mancare in questa pubblicazione la testimonianza di Franco Lucciarini , fratello di Ovidio . Franco , dopo aver giocato tanti anni come valida ala sinistra nella Unione Sportiva “ Falco “ di Acqualagna , è stato assunto dall’ ENI come tanti altri giovani acqualagnesi della sua generazione . Ha lavorato e vissuto a Ravenna con la sua famiglia . Al raggiungimento della pensione è tornato a vivere in Acqualagna . E’ stato vicino ed ha assistito premurosamente il caro fratello Ovidio nell ‘ ultimo periodo della sua vita terrena . Queste sono le parole che abbiamo raccolto dalla voce commossa di Franco: “ Più che un fratello Ovidio è stato un padre per me e per la mia famiglia, aiutandomi spiritualmente e materialmente . Ricordo che al suo funerale , oltre che l’ immensa folla del popolo acqualagnese , erano presenti tanti politici suoi amici . Il sindaco Bruno Capanna con brevi  parole e Gianfranco Mangani attraverso una lettera , hanno ricordato le tante opere realizzate sotto la sua amministrazione del Comune . Le ha fermamente volute e le ha portate avanti per il suo paese e per il bene dei cittadini acqualagnesi ai quali voleva bene sinceramente . Un altro suo tratto caratteristico è stata l ‘ onestà . Dell’ ultimo mese di vita , assistendolo tutti i giorni , ricorderò sempre i dolorosi momenti in cui mi diceva di aiutarlo a morire . Si vedeva che soffriva tanto . Pochi giorni prima di lasciarci mi ha preso la mano e , guardandomi intensamente negli occhi , mi ha detto di avermi sempre voluto bene . Questa frase rimarrà nel mio cuore e nella mia mente per tutta la vita . Infine che tu , Ovidio , sia in Paradiso in santa pace con la tua Mercedes e con la mia Giuseppina “ .

Franco

IO  OVIDIO  LO  RICORDO  COSI’
di Rino Lucciarini

El veglion del 26

Era il primo Natale dopo il passaggio del fronte . La mattina del 24 dicembre io , Ovidio ed altri componenti della Filodrammatica eravamo nel Teatro per togliere le sedie del cinema e sgomberare la sala per permettere “ el Veglion del 26 “ . Io gli avevo dato il titolo un po’ snob di Veglione in Bianco e Nero ( Black and Withe ) . Don Noè aveva minacciato la scomunica se si continuava a chiamare tale festa da ballo Veglione di Santo Stefano . “ Come si fa a usare il nome di un Santo – tuonava Don Noè – per un veglione , occasione di peccato e perdizione ! “ . Ad un certo punto arriva il sor Pippo che ci dice con sarcasmo : “ Sì , sì ! Avete avuto il Bianco e Nero. Venite a vedere “ . Uscimmo dal Teatro ; nevicava fitto , il paese era sotto 30 centimetri di neve ( Bianco ) ; in mezzo alla Piazzetta c ‘ erano due camion pieni di soldati di occupazione  Neri . Si diffuse la paura fra le ragazze del paese . I negri potevano presentarsi in Teatro la sera del Veglione , che minacciava di fallire per mancanza di ballerine .  La mattina del 26 dicembre una delegazione formata da Piero Fumelli , Giulio Fattori e Peppino Gramaccioni fece un po ‘ il giro delle famiglie per rassicurarle . Le ragazze vennero ed il Veglione si fece . Abbiamo ricordato tante volte con Ovidio che cosa offriva quella sera il Bar : biscotti con gli anici , maritozzi , vino brulè e spumante “ fai da te “ ( vino bianco + saccarina dolcificante offerta dalla farmacia Fattori + Idrolitina per le bollicine ) . Nonostante questa “ povertà “, c’era una gran voglia di dimenticare la guerra ed il divertimento fu grande .

Proprio quella sera Ovidio , sull ‘ aria di “ Senti l ‘ eco “ , un motivo allora in voga , canticchiò la canzone :O Poeta , i biscotti / crudi o cotti portli so Non so quante volte abbiamo ricantato questa canzone nelle nostre conversazioni “ Amarcord “ , sotto le piante .

 

Il Tamburino galeotto

Il Tamburino , per chi non lo sapesse , è  quel passaggio che mette  in comunicazione il Corso Roma con la via Flaminia , all ‘ altezza della Chiesa del Santissimo . Ora c’ è un ‘ ampia apertura ; una volta era uno stretto corridoio , oggetto di un ‘ annosa ed accanita “ cagnara “ fra il Comune e il paese , che lo consideravano proprietà pubblica , ed i proprietari che lo ritenevano proprietà privata e volevano chiuderlo . Era lì che passava spesso  la Mercedes , che abitava in via Flaminia , quando veniva in centro

Durante la guerra la Mercedes era “ madrina di guerra “ come moltissime ragazze di allora che scrivevano lettere  , per tenerli su di morale , ai giovani combattenti nei vari fronti , i quali diventavano così loro “figliocci“  Finita la guerra , molti di questi “ figliocci “ vollero conoscere le loro madrine , si fidanzarono e le sposarono . In Acqualagna un caso famoso fu quello della Rina Tontini e del suo corrispondente di Genova , Amos Stroppa che venne in paese , la conobbe , le piacque e la sposò . Il “figlioccio “ della Mercedes era un giovane pittore di Milano che venne in Acqualagna per conoscerla e si fermò tre giorni , alloggiando da Cacchi   .

Ovidio corteggiava allora assiduamente la Mercedes e aveva fatto su di lei i suoi progetti futuri . Progetti che minacciavano di andare in fumo : lo incontro “ Mercedes – Milanese “ stava diventando una storia seria . Perciò Ovidio decise di passare  all ‘ azione e di tentare il tutto per tutto . Una sera aspettò nella penombra del Tamburino galeotto la Mercedes ; quando lei arrivò , la prese improvvisamente per un braccio , l ‘ attirò a sé la abbracciò appasionatamente , la baciò ripetutamente con calore e le chiese di sposarlo . E la Mercedes , travolta da questo uragano amoroso , disse il suo SI’ . Il “ figlioccio “ milanese rifece deluso le valigie ed in seguito Ovidio e Mercedes si sposarono . Tante volte abbiamo ricordato questo episodio . Ovidio ascoltava divertito , ma la Mercedes diventava tutta rossa .

 

Ovidio e Mercedes oggi sposi ovvero il matrimonio delle paste

Quando Ovidio decise di sposarsi , mi nominò suo “ Gran Cerimoniere “ ( si fa per dire ) : cioè mi diede l ‘ incarico di organizzare la cerimonia ed il banchetto nuziale . La camera da letto dei genitori , essendo abbastanza ampia , venne vuotata dei suoi arredi . La famiglia Lucciarini emigrò presso i parenti . Furono allestiti i tavoli che io adornai di verdure e di fiori . Così la sala fu pronta per il “ Rinfresco” dopo il sì . Al riguardo voglio ricordare che prima , durante e subito dopo la guerra , i matrimoni col “ pranzo di nozze “ erano rarissimi . Chi si sposava offriva a parenti e amici il “Rinfresco” fatto in casa con la crostata , il ciambellone , la crescia frullata ( pan di Spagna ) , il vino , il vermouth , la Strega e il Maraschino (liquori fatti in casa : alcool a 90 gradi più le essenze ) ed in casi eccezionali lo squaglio di cioccolata . Oltre a tutto questo Ovidio , che lavorava al Genio Civile di Pesaro , aveva fatto venire da Pesaro per il suo rinfresco , le PASTE dal Bar Gino , allora uno dei più famosi della  città . Fu allora che alcuni videro per la prima volta , altri rividero dopo tanto tempo i bignè con la crema e il cioccolato , i diplomatici , i cannoli con la panna , le meringhe ecc . Immaginate che cosa significava per noi tutto questo ? Dopo il razionamento dei cibi , la fame , la carenza alimentare della guerra , tutto questi ci sembrò un miracolo del Cielo e la festa fu grande . Così il matrimonio di Ovidio e della Mercedes passò alla storia e rimase a lungo nel libro dei ricordi paesani come “ IL MATRIMONIO DELLE PASTE “ .